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La Polizia di Stato ha concluso, dopo mesi di indagini, una vasta operazione di polizia giudiziaria in numerose province italiane, nei confronti di giovani, giovanissimi, maranza e baby gang dediti principalmente alle risse, allo spaccio di sostanze e ai furti
Li chiamano maranza, per il dizionario sono giovani chiassosi caratterizzati da ostentati atteggiamenti spavaldi con un gergo triviale e un codice di abbigliamento vistoso. In realtà, sono molto di più di quello che potrebbe essere la definizione generica di un gruppo di persone. La parola oggi viene anche associata e utilizzata per metonimia, per definire la subcultura di alcune fette delle popolazione.
A fotografare la situazione è il report del Dipartimento della Pubblica sicurezza per il Ministero dell'Interno. La criminalità giovanile è un dramma sociale che si autoalimenta anche grazie ai social, ma non solo. Di sicuro, si può tracciare un profilo abbastanza preciso. Sono giovani, alcuni minorenni, si muovono in gruppo ma sono dediti ai più disparati reati: tentato omicidio, lesioni, rissa, danneggiamento, estorsione, furto, rapina, spaccio di sostanze stupefacenti e psicotrope, detenzione e porto illegale di armi e strumenti atti ad offendere, nonché all’utilizzo distorto dei social network e in ultimo reati d’odio e discriminazione razziale. "Tali fenomeni, che incidono fortemente sulla percezione della sicurezza da parte dei cittadini, non risultano più esclusivamente connessi a contesti sociali ad alta densità criminale e fanno registrare, proprio attraverso i social network un importante fattore di ampliamento del bacino di riferimento, di divulgazione e di emulazione, e in alcune circostanze costituiscono il cosiddetto “primo gradino” di accesso al mondo della criminalità, anche quella di tipo mafioso", spiegano dalla Direzione centrale anticrimine della polizia di Stato.






