Sempre più Paesi sono pronti a boicottare l’Eurovision song contest se parteciperà anche Israele. L’ultimo in ordine di tempo è l’Olanda, che motiva la sua possibile decisione «alla luce delle gravi sofferenze umane a Gaza e della continua violazione della libertà di stampa».
L’Eurovision quest’anno si terrà a Vienna. La manifestazione compie 70 anni (anche se in realtà nel 2020 non si è tenuto per l’emergenza Covid): è nata nel 1956 a Lugano come festival europeo organizzato dalle principali emittenti. Ma, proprio per lo spirito che si prefigge, che è quello di promuovere la fratellanza fra i popoli, tanti Stati europei stanno storcendo il naso per la partecipazione di Israele (che non è fra i fondatori, ma che prende parte alla competizione canora dal 1973 e l’ha vinta 4 volte).
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I primi a dire no alla partecipazione all’Eurovision, se ci fosse anche Israele, sono stati gli irlandesi: Dublino già a luglio si è espressa per un no netto.
Pronti a lanciare la propria protesta e ad abbandonare l’Eurovision ci sono anche Slovenia, Spagna e Islanda, che stanno valutando una posizione simile e dovrebbero esprimersi a breve. Ma non solo. Le proteste della popolazione stanno mettendo in discussione la partecipazione all’Eurosong Contest anche da parte di Finlandia e Norvegia, dove si stanno moltiplicando gli appelli pubblici e le petizioni per chiedere l'esclusione di Israele dalla competizione canora.













