Egregio direttore, le ultime dichiarazioni di Vannacci sulla guerra in Ucraina e i suoi apprezzamenti per Putin mi lasciano davvero perplesso. Tutte le sue risposte ai giornalisti che lo intervistano sono solo slogan, pensati per catturare applausi dai più sprovveduti, e non spiegano nulla. È chiaro che Vannacci vuole trasferire la sua autorità militare nel civile, ma fuori dal campo militare questo approccio diventa molto pericoloso e destabilizzante. Il personaggio ha senz'altro competenze militari ma manca completamente di competenze civili, mediazione e visione multilaterale. Un personaggio inutile nel difficile contesto mondiale che stiamo vivendo.
Aldo Sisto
Caro lettore, il caso Vannacci-Lega, perché di caso si tratta, è piuttosto semplice nella sua declinazione politica. Lo è assai meno nei suoi possibili esiti. Partiamo dai fatti. In vista delle elezioni europee, con un abile mossa, Matteo Salvini ha candidato l'ex generale per attrarre voti al suo movimento. Obiettivo riuscito: Vannacci è risultato uno dei candidati in assoluto più votati e la Lega ha ottenuto un risultato forse insperato fino a qualche mese prima. Evidentemente nei patti "europei" tra Salvini e Vannacci c'era anche la nomina di quest'ultimo alla vice segreteria federale della Lega, incarico che in occasione del congresso del partito gli è stato assegnato. A quel punto Vannacci, che nel frattempo ha sempre mantenuto in vita una sua rete di fedeli e sostenitori esterna al partito, ha cominciato a ritagliarsi spazi sempre più ampi all'interno della Lega entrando inevitabilmente in contrasto con la dirigenza storica del movimento che è insorta contro il rischio di "vannaccizzazione" della Lega. Salvini, leader navigato, è subito intervenuto a spegnere le polemiche e cercare di ristabilire la calma tra i suoi. Ma anche il vice premier sa che il problema esiste e non può essere derubricato a perturbazione passeggera di fine d'estate. Non è solo una questione di potere interno, di ruolo o di candidature. Vannacci è portatore di un'idea e di una visione politica classicamente di destra che, almeno sul piano della propaganda, non si fa neppure scrupolo di strizzare l'occhio ai simboli del Ventennio. Riferimenti e linguaggi lontani anni luce dalla Lega delle origini e anche dal pragmatismo di governo che ha contraddistinto (e fatto il successo) del Carroccio nelle regioni del Nord. Far convivere sensibilità così diverse e lontane dentro lo stesso partito non sarà affatto semplice. Anche perché il generale, da par suo, non sembra disposto a stare nelle retrovie. Pontida potrebbe essere il primo test.









