Nei giorni della 82. Mostra Internazionale del Cinema, la rassegna veneziana Cinema Galleggiante ~ Acque Sconosciute – al largo della Giudecca – ha ospitato anche la proiezione di «Arsa» (2024), secondo lungometraggio dei Masbedo, al secolo Nicolò Massazza (1973) e Iacopo Bedogni (1970). Il primo era stato «The Lack», nel 2014, prodotto da Beatrice Bordone Bulgari, che pure ha prodotto e scritto il soggetto dell’ultimo film. «Arsa» – racconto per immagini e respiri della vita di una ragazza che ha deciso di restare a vivere in solitudine a Stromboli, incontaminata dalla tecnologia – aveva già debuttato al Festival del Cinema di Roma nell’ottobre 2024. Quella di Venezia è stata l’occasione per la sua presentazione ai distributori internazionali, nel solco del forte interesse riscosso dalla pellicola, distribuita da Fandango. Un lavoro che vede lo spettatore soggetto e non fruitore passivo dell’intrattenimento, come raccontano i due artisti prima della proiezione in questa intervista.

Nel percorso artistico dei Masbedo, il cinema ha rappresentato una necessità o una possibilità?

Iacopo Bedogni: Sicuramente una necessità, legata a una impossibilità di definire la nostra identità. Noi siamo assolutamente ibridi. E oggi, in quei lavori cosiddetti “fuori formato”, ci sembra alberghi una possibilità di ispezione completamente libera. La stessa che abbiamo trovato nella lirica (i Masbedo hanno curato finora la regia di quattro opere: l’ultima, “Il diluvio universale” di Donizetti, ndr). Sono percorsi sempre più attrattivi e ricettivi nella ricerca del senso dell’immagine, e lo saranno sempre più. Se si lavora con le immagini in movimento, il cinema non si può non visitare, a un certo punto.