La premessa è un obbligo: in pochi sanno che noi italiani quando acquistiamo qualunque dispositivo dotato di memoria come può essere un computer, uno smartphone, un hard disk ma anche chiavette usb, lettori mp3 o i quasi estinti cd e dvd paghiamo alla Siae un compenso per copia privata. Le tariffe, pagate dal produttore, ma che entrano nel calderone del prezzo finale del device, vanno da pochi centesimi fino a 20 euro. Paghiamo questa tassa per ricompensare gli autori e, a cascata, l'industria culturale, per eventuali copie di canzoni o video (già in nostro possesso) che potremmo memorizzare su un cd vergine, sullo smartphone, su una chiavetta usb. Non è detto che lo faremo, ma la tassa esiste a prescindere. E nell'era dello streaming audio e video, in cui praticamente nessuno esercita il diritto di salvarsi una copia privata, succede ad esempio che paghiamo un abbonamento a Spotify o Amazon music e allo stesso tempo versiamo «inconsapevolmente» una tassa per conservare la musica non solo quando acquistiamo uno smartpone nuovo, ma anche ricondizionato (quindi alla Siae arriva un doppio compenso).