Scorre lenta la mattina tra le vie di Baggio. Anche in una delle traverse di via delle Forze armate dove davanti alla scuola media Iqbal Masih arriva Ghali. Le lezioni sono iniziate da un paio di giorni e gli studenti sono già in classe. Il rapper, il ragazzo che passava le sue mattine sui banchi di questo edificio ha promesso un saluto per il nuovo anno scolastico. Incontra gli studenti nel campo da basket della scuola. Ad accoglierlo è un grande applauso, seguito dalle parole della dirigente Carmen Lanzotti che raccomanda di vedere Ghali solo come «un compagno di scuola più grande, che ha vissuto le vostre stesse emozioni» più che l’artista famoso. «Magari non ha avuto un bellissimo rapporto con la scuola», aggiunge, ma è uno «che ce l’ha fatta perché si è lasciato prendere per mano dai professori, che gli dicevano di non preoccuparsi, di non mollare».

È poi lo scrittore Jonathan Bazzi a introdurlo ed è lui che condurrà la chiacchierata con Ghali, occhiali da sole neri e sorriso di chi sa che sta facendo del bene. «La prima cosa che ho visto entrando è stata la palestra», dice lui, «il posto dove il primo giorno, in prima, ti radunano per assegnarti alla tua classe. Ho un ricordo speciale di quel momento. E poi ho visto i murales...», aggiunge. «Li ha fatti un grandissimo writer, Bros. È stato bello riuscire a portarlo qui, dopo aver convinto la prof di storia dell’arte. Ci fece tutta la facciata. A me piacevano tantissimo i graffiti, e la musica. Da figlio unico ho sempre confidato nella fantasia, con la fortuna di avere professori disposti a dare spazio alla mia immaginazione». Due sono presenti, e anche se di altre classi con il rapper hanno condiviso progetti ed esperienze, come Enza Lapina, prof di musica, e Adriana Nozza, di religione.