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In Nepal i social media potrebbero diventare uno degli strumenti principali per formare il nuovo governo del paese, rovesciato negli scorsi giorni da enormi proteste cominciate proprio a causa di un blocco ai social media.
Uno dei social più influenti è Discord, un servizio statunitense di chat di gruppo usato soprattutto dagli appassionati di videogiochi che aveva avuto un ruolo fondamentale nell’organizzazione delle proteste. Ora sulle chat di Discord centinaia di migliaia di persone stanno discutendo del futuro del paese, e la cosa notevole è che l’esercito, che detiene di fatto il potere, ha cominciato a dare loro retta.
«Il parlamento del Nepal adesso è su Discord», ha detto al New York Times l’attivista e content creator Sid Ghimire (anche perché il vero parlamento è stato incendiato dai manifestanti). Su Discord la chat più seguita è quella gestita da Hami Nepal, una delle principali ong del paese che ha assunto un ruolo di leadership delle proteste. Vi partecipano moltissimi degli attivisti antigovernativi, ma non solo: l’accesso alla chat è libero, cioè può entrare chiunque. Attualmente ha circa 150 mila membri.
Negli scorsi giorni l’esercito ha incontrato i coordinatori della chat, e ha chiesto loro di avanzare delle proposte per selezionare il nuovo primo ministro ad interim del paese, che dovrebbe portare il Nepal a nuove elezioni. L’esercito ha fatto incontri simili con i rappresentanti dei principali partiti e di gruppi civici nepalesi, ma il fatto che abbia deciso di accettare una chat pubblica online come interlocutore testimonia la sua importanza.













