NEW YORK - L’assassino di Charlie Kirk, l’attivista conservatore ucciso mercoledì durante un evento pubblico in un’università dello Utah, è stato arrestato alle dieci di sera di giovedì. Si chiama Tyler Robinson, ha 22 anni, ha confessato. La sua fuga è durata trentatré ore. Quando gli agenti dell’Fbi sono andati a prenderlo a casa, a St. George, una città di centomila abitanti fondata dai mormoni a quattrocento chilometri di distanza dal luogo dell’attentato, il ragazzo aveva ancora indosso i vestiti usati il giorno prima e ripresi dalle telecamere di sorveglianza: maglia a maniche lunghe con stampata la bandiera americana e un’aquila, jeans e scarpe leggere di tela. A dare la svolta alle indagini è stato il padre del ragazzo: quando ha visto le immagini diventate virali sui media e sui social, ha chiesto al figlio se fosse lui. Robinson ha raccontato tutto. A quel punto il padre ha chiamato un amico di famiglia, un religioso, e gli ha detto di avvertire le autorità.

Robinson è risultato senza precedenti penali. Secondo gli investigatori, ha agito da solo. Il suo arrivo nell’area dove poi ha compiuto l’attentato è stato registrato da una telecamera di sorveglianza: il ragazzo era a bordo di una Dodge Challenger. E’ arrivato alle 8,29 di mattina di mercoledì. Alle 11,52 è stato visto salire lungo una scalinata all’interno del campus. Alle 12.10 circa, ha colpito Kirk alla gola. Un solo colpo, ma risultato fatale. L’attivista, alla prima tappa del suo tour politico sull’America conservatrice, stava rispondendo alle domande del pubblico. Aveva 31 anni, sposato, era padre di due figli.