Mailyn Castro Monsalvo avrebbe reso confessione ai carabinieri, al loro arrivo alla villetta di Gemona (Udine), allertati dalla stessa donna, prima di chiudersi in un silenzio, espressione di una depressione già in atto, aggravata dall'omicidio commesso insieme con la suocera, Lorena Venier, del figlio di quest'ultima e suo compagno.

I carabinieri hanno cristallizzato anche le confessioni di Lorena in una registrazione audio (26 minuti e 10 secondi) con il cellulare, riversata poi su supporto informatico, e considerata dal gip, "pienamente utilizzabile".

Emerge dai documenti relativi alle imputazioni delle due donne.

Dai documenti sulle imputazioni di Venier emerge anche un nuovo particolare: "Alessandro era supino e Mailyn ha puntato i piedi sulle sue spalle, ha messo i lacci degli scarponi intorno al collo e ha cominciato a tirare. In quel momento, mi sono allontanata perché la bambina stava piangendo e mi sono recata da lei. Quando sono riuscita a tranquillizzarla sono tornata in soggiorno e Mailyn stava ancora stringendo i lacci intorno al collo e io l'ho aiutata. Alessandro in quel momento stava esalando gli ultimi respiri".

Il resto è noto: "Un blister intero di sonnifero sciolto in una limonata", poi "due punture di insulina all'addome" perché Alessandro non si addormentava, il lungo e inutile tentativo di soffocarlo con un cuscino e infine, caduto a terra e giratosi supino, in stato soporoso con gli occhi chiusi, ma reattivo, "Mailyn ha preso due lacci di scarponi e glieli ha stretti al collo. Quando, dopo che sono tornata dall'aver accudito la bambina, abbiamo mollato i lacci, Alessandro ha continuato per qualche attimo a respirare ancora e poi non più. Erano circa le 21.30 quando è morto".