Era una torrida serata di fine luglio quando, al fresco della tavernetta dei miei suoceri, il televisore si sintonizzò per la prima volta su La Ruota della fortuna. Una scelta anomala, in una famiglia i cui membri sono (erano?) dei dimartiniani di ferro. Da quando Stefano conduceva il gioco dei pacchi di mamma Rai, non c’era modo di guardare altro in tv all’ora di cena.

“Quanto è bravo De Martino”, “quanto è simpatico”, “ha proprio una marcia in più” decantavano i miei parenti acquisiti agli albori del successo del conduttore partenopeo. Pensieri evidentemente comuni a gran parte delle famiglie italiane, per le quali “Affari tuoi” era diventato un appuntamento imperdibile nella scorsa stagione televisiva.

Però in quella serata di luglio - e in tutte le successive fino a settembre - Affari tuoi era in pausa e lasciava il campo all’insospettabile ascesa dello “zio” Gerry Scotti. E così ci ritrovammo a guardare “La Ruota della fortuna”, con un coinvolgimento crescente di minuto e minuto. Sarà stato il format semplice e la conduzione rassicurante, sarà stata la voglia (degli altri) di mettersi alla prova e (la mia) di mettersi in mostra, fatto sta che l’immersione all’interno del gioco è stata immediata.