PORDENONE - Parafrasando il detto: «Per un punto Martin perse la cappa», mi verrebbe da dire: «Per un post Rocco perse la caparra». Quando ho letto la notizia dell'esclusione di Rocco Tanica dalla rassegna Terre Tagliamento ci sono rimasto male. Soprattutto perché l'accusa mossagli è quella di aver postato un contenuto "volgare e offensivo". Avendo incontrato diverse volte Rocco Tanica, non mi ha mai dato l'impressione di essere una persona che si lascia andare, né a volgarità né tanto meno a offese. Anzi, raramente ho avuto a che fare con una persona tanto sensibile e intelligente. D'altro canto, anche chi non conoscesse il suo curriculum, visitando i suoi profili social potrebbe capire che parliamo di un artista dotato di un acume unico. Sarebbe proprio il caso di dire che, dal punto di vista artistico, stiamo parlando di un genio fuori dal "Comune"; tanto che, quello di San Vito al Tagliamento gli ha dato il benservito.
Si sa che gli artisti sono individui soli e maledetti. Non per niente, per secoli, gli attori vennero sepolti in terra sconsacrata. Quanto a Rocco Tanica, la sua totale indipendenza intellettuale è sempre stata la sua cifra, anche se stavolta gli è costata il cartellino rosso. D'altro canto, lo scopo dell'arte è proprio quello di sconvolgere, mettere in discussione, far ragionare, per uscire una buona volta dai soliti luoghi "Comuni". Ca va sans dire, direbbero i francesi. Se dinanzi a un artista e alla sua arte si rimane impassibili, o siamo distratti o l'artista non vale granché.






