Uno spazio inedito si apre tra la techno e lo stile barocco. Classe 1981, lussemburghese con origini italiane, Francesco Tristano è l’eroe mascherato della musica, pianista di giorno e producer di notte. Cresciuto nell’ambiente della classica, con particolare interesse per il periodo barocco, vanta incisioni per Deutsche Grammophon e Sony Classical, tra cui l’intero repertorio pianistico di Luciano Berio, quello di J. S. Bach (in corso d’opera), e numerose sue composizioni a cavallo tra i generi. Sul fronte elettronico, poi, Tristano ha all’attivo collaborazioni con i più influenti producer della scena e presenze nei club di tutto il mondo, da Bucarest alle celebri Boiler Room di Parigi e Berlino. A Torino, ospite lunedì 15 alle 22 a Le Roi Music Hall (in via Stradella 8), l’artista si esibisce nel concerto-performance “Piano 2.0”, tra estratti dal suo album “Tokyo Stories”, tre sonate di Domenico Scarlatti, “Rounds” di Berio e “Gravity” del collega e amico Matteo Franceschini.

Maestro, cos’hanno in comune l’elettronica e il barocco?

«Condividono due elementi fondamentali. Il primo è il basso continuo, una funzione quasi onnipotente che rappresenta la base del barocco, proprio come il “kick” lo è per la musica techno. Il secondo è il ritmo. Non si può sottovalutare la sua importanza nei movimenti di danza di Bach. È un moto che spinge sempre in avanti, irresistibile»