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Dopo gli attacchi incendiari in due giorni consecutivi contro due barche della Global Sumud Flotilla mentre erano alla fonda al largo del porto di Sidi Bou Said, in Tunisia, è possibile fare una ricostruzione solida di cosa è successo e come funzionano queste operazioni.
L’8 e il 9 settembre, attorno a mezzanotte, due congegni incendiari hanno causato un principio di incendio prima a bordo della Family e circa ventiquattr’ore dopo a bordo della Alma. Gli equipaggi di entrambe le imbarcazioni hanno spento subito le fiamme. Non ci sono stati feriti e i danni sono minimi.
Subito dopo il primo attacco, la Guardia nazionale tunisina aveva sostenuto che l’incendio fosse stato causato da un mozzicone di sigaretta gettato su una pila di giubbotti di salvataggio. La ricostruzione era però stata smentita dai video delle telecamere di sicurezza a bordo di due imbarcazioni, che mostrano un oggetto in fiamme precipitare dall’alto. La sera del 10 settembre, dopo che la seconda barca era stata colpita, il ministero dell’Interno tunisino ha detto che «è un assalto premeditato».
La differenza tra il primo e il secondo attacco è che dopo l’ultimo sono stati trovati i resti del congegno che aveva appiccato il fuoco. Il fotografo Mauricio Morales dalla barca Alma ha mandato queste due fotografie ad Al Jazeera. Mostrano un cilindro metallico avvolto dai rimasugli bruciacchiati di uno zaino o di una sacca in plastica. È ancora ben visibile una fibbia.












