«È un momento affascinante per la nostra professione — dice al Corriere Emma Tucker, la direttrice del Wall Street Journal quando le chiediamo che cosa significhi essere la prima donna, oltre che un’inglese, alla guida del principale quotidiano economico d’America—. È un momento incredibilmente interessante della storia americana: abbiamo la seconda amministrazione Trump che si sta dimostrando una grande fonte di notizie, è un’amministrazione molto radicale che porta ogni giorno qualcosa di nuovo. Ma allo stesso tempo la sfida per me e per le persone che guidano l’industria dell’informazione è che il settore sta attraversando profondi cambiamenti». Tucker ci parla della sua visione professionale e delle sue scelte personali in un’intervista realizzata per il festival «Il Tempo delle Donne», visibile per intero sul nostro sito. Questo è un breve estratto.
Dicono che Rupert Murdoch l’abbia messa alla guida del«WSJ» per due qualità: è pronta a prendere decisioni impopolari per il bene dell’attività e ha grande occhio per le notizie. È d’accordo?
«Spero di sì, in particolare sul secondo punto. La cosa bella del Sunday Times (lo ha diretto ndr) è la grande tradizione britannica dei giornalismo domenicale: la vita o la morte di un domenicale dipendeva dagli scoop, un modello che si presta in modo naturale all’era digitale, in cui dobbiamo produrre storie originali. Ho portato parte di quello spirito al Journal».






