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Dopo che diversi droni russi sono entrati nello spazio aereo della Polonia, nella notte tra il 9 e il 10 settembre, si è tornati a discutere di quanto i paesi dell’Unione Europea (e in particolare quelli che si trovano a est, e sono quindi più esposti a un possibile attacco da parte della Russia) siano davvero preparati a intercettare e ad abbattere attacchi con droni provenienti dalla Russia. Il governo polacco ha detto di averne abbattuti in totale quattro, su una ventina, dimostrando che intercettarli e abbatterli per tempo non è semplice, e che soprattutto è molto costoso. I droni non hanno provocato né morti né feriti, anche se uno ha colpito una casa a Wyryki-Wola, una cittadina nell’est della Polonia.
Un drone è, semplificando un po’, un veicolo aereo senza equipaggio, che viene quasi sempre telecomandato da remoto. I droni possono essere usati per vari scopi: tra le altre cose possono lanciare missili oppure contenere esplosivi che detonano quando il drone si schianta contro il proprio obiettivo. Secondo le prime ricostruzioni, almeno alcuni di quelli che hanno violato lo spazio aereo polacco erano Gerbera: sono droni piccoli e poco costosi che possono trasportare piccoli ordigni, e che spesso vengono usati per distrarre le difese antiaeree in preparazione di un attacco più grande.












