C’è da perdersi, ma soprattutto ritrovarsi, esseri dotati di naturale intelligenza, capaci d’intuire e rivoluzionare, inventare ciò che muterà per sempre il cammino del mondo in un segno, un numero, una lente che farà allungare lo sguardo nella distanza siderale, un ago calamitato che orienterà, un’energia che trasformandosi – in mano all’assennatezza o in balia del suo contrario, la dissennatezza – potrebbe azzerare l’umanità per sempre.

Il tema delle prossime Lezioni di Storia è “Invenzioni”. Ritorna, dunque, puntuale l’amatissimo ciclo laterziano, come ormai tradizione la mattina della domenica al Petruzzelli di Bari, dal 12 ottobre al 21 dicembre. «È ormai un appuntamento stabilito, e atteso, per fortuna non solo fissato per il 2025, ma anche per il 2026 – spiega Alessandro Laterza -; abbiamo fatto un accordo così usciamo dall’incertezza e ci diamo una prospettiva sicura e non sottintesa. Tutti questi anni, nonostante ci sia stata una battuta d’arresto durante il Covid, – continua - l’attesa delle lezioni è sempre rimasta altissima, la presenza di pubblico non è mai venuta meno, anzi, abbiamo una domanda che eccede la pur generosa capienza del Petruzzelli».

Riguardo al tema, riconosce: «Periodicamente, non solo a Bari ma anche nelle altre città d’Italia dove le Lezioni si svolgono, si pone il problema di introdurre qualche ingrediente per evitare la ripetitività, e quest’anno, anche a fronte di una domanda venuta dal pubblico, l’idea era quella di sviluppare temi legati alla scienza e alla tecnologia. Spesso ci sono state Lezioni che li hanno toccati, ma mai un ciclo specificamente dedicato, e così avremo relatori che di fatto sono scienziati. Volevamo anche ritornare sul principio che la storia e la tecnologia fanno parte a pieno titolo della storia della cultura, non solo della tecnica. Questo è un punto di fuoco fondamentale, e poi ci sono anche argomenti di confine come la lezione di Lingiardi sull’inconscio, che è scienza perché alla base della psicanalisi. Esistono – conclude - scienze dure, morbide e, comunque, si parte dalla scrittura e dai numeri, i fondamenti del nostro sistema di comunicazione culturale».