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Tutt'altro che un movimento coeso e compatto, come molti sostengono, il conservatorismo era estremamente pluralista al suo interno

Termini come liberalismo e conservatorismo, si sa, vengono usati soprattutto nella pubblicistica ma anche da molti studiosi con leggerezza. Questo è giustificato da motivi ideologici, perlopiù: ridicolizzare e fuorviare il significato di un concetto per svuotarne il contenuto e manipolarlo secondo scopi propagandistici. Tutto legittimo, per carità. In tal modo, però, "liberalismo" è pressoché inservibile ormai: viene di solito sostituito da liberismo selvaggio, iperliberismo e altre amenità. "Conservatorismo" viene associato, invece, a fascismo, reazione, estrema destra. È chiaro, però, che così facendo rimane poco o nulla del significato autentico e complesso delle parole, con tutte le conseguenze del caso. Anziché chiarirla, la parola offusca la realtà, con buona pace per quei fini assai teoricamente illuministici che si vogliono proporre alla discussione pubblica. I problemi, tuttavia, non si fermano qui. Vanno infatti considerati i mutamenti occorsi in chiave spazio-temporale. I contesti sono importanti: un conservatore in Italia nel Ventunesimo secolo non può essere equiparato a un conservative americano del Novecento o a un conservatore inglese di fine Ottocento, per dire. In aggiunta a ciò si sommano ulteriori difficoltà.