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Ultimo aggiornamento: 19:26

“Oggi il peccato mortale di chi fa informazione è annoiare il prossimo. Spesso l’informazione televisiva, soprattutto quella del servizio pubblico, è noiosa. Non è tele-Meloni, è tele-Noia“. Così Antonio Padellaro, co-fondatore del Fatto Quotidiano, ha commentato il linguaggio dei talk show politici dei palinsesti televisivi italiani, nel corso del suo intervento alla festa del giornale, in programma al Circo Massimo fino a domenica 14 settembre. Sul palco, in dialogo con la giornalista Manuela Moreno, conduttrice del talk Filorosso su Rai Tre, Padellaro ha presentato il suo ultimo libro, Antifascisti immaginari, edito da Paper First.

Moreno ha esordito chiedendo al giornalista il ruolo dei talk show politici nella rappresentazione della società e nel rapporto con l’opinione pubblica: “C’è evidentemente uno sganciamento tra quello che è il telespettatore, che poi è anche elettore, e quello che succede nei salotti televisivi. Tutto sembra finalizzato all’audience, non tanto alla comprensione politica”.

Padellaro ha colto l’assist con ironia: “Qui però tu sei in conflitto di interessi, quindi potrai raccontarci qualcosa di come si fanno i casting. Ovviamente tu userai altri criteri, ma spesso vengono scelti ospiti uno a favore del governo, uno a favore dell’opposizione, poi magari un terzo o un quarto che contano poco. L’importante è che ci sia il cortocircuito, che si metta benzina sul fuoco. Io credo che questo schema non funzioni più, soprattutto tenendo conto di quello che accade nel mondo: non sono più giochi da cortile. C’è un’esigenza del pubblico di capire e di comprendere. Siccome il nostro mestiere è quello di mediare tra ciò che accade e chi legge o ascolta o guarda, dovremmo stare più attenti a questo invece di mettere le nostre bandierine”.