di
Federica Bandirali
L'attaccante grigiorosso si presenta: «Sono pronto a dare il massimo come sempre». E rivela: «Mi è sempre piaciuto veder giocare Alessandro Del Piero»
Entra nell'Auditorium del Museo del Violino con emozione, guardando - con un'evidente bellezza negli occhi - quello che ormai, per lui, è un ambiente «di casa»: Jamie Vardy è pronto per la serie A con la maglia della Cremonese. La stessa che indossa in conferenza stampa: bianca, con le righe grigiorosse e il logo della società. Prima i saluti del vicepresidente della Cremonese Maurizio Calcinoni, poi le parole del direttore sportivo Simone Giacchetta su quella che lui chiama «operazione Vardy»: «Se un mese fa mi avessero detto che sarei stato qui a presentare un campione come Jamie, gli avrei dato del visionario» dice. E invece è il numero 10 della Cremo, della squadra prima in classifica in campionato, vittoriosa su Milan e Sassuolo. «Nel mercato, cercavamo giocatori con qualità di valori umani e che avessero fame, di quelli che ti possono garantire o assicurare un numero di gol per mantenere la categoria».
Ed effettivamente il curriculum di Vardy ha le carte in regola: 324 i suoi gol in carriera e la magia, nelle gambe e nella testa che dimostra che «i sogni possono diventare realtà». Jamie prende la parola in inglese (col traduttore) e racconta le videochiamate prima di firmare l'accordo con mister Davide Nicola: «Il suo obiettivo, della squadra e della società è quello di rimanere in serie A» dice l'attaccante «poi comunque per un calciatore è importante anche sentirsi desiderato». E la Cremonese lo desiderava eccome. Era alla ricerca di quel tocco in più, sul campo e anche fuori dal campo. Mai stata così alta l'attenzione mediatica per la squadra e i tifosi sono sempre stati il dodicesimo uomo in campo. Vardy l'ha già capito: «Ho già conosciuto tanti tifosi in giro per la città, che è bellissima. Sono salito sul Torrazzo, sono andato a mangiare nei ristoranti, accolto da grande affetto». Non nasconde il problema della lingua ma per lui «il calcio è la vera lingua di comunicazione e con la squadra si dialoga con quello».












