di
Federico Fubini
Trump si rifiuta di imporre un tetto più basso al prezzo del petrolio russo, ma chiede all’Ue di adottare tariffe al 100% contro Pechino e Delhi per le importazioni dalla Russia
A metà giugno al vertice del G7 a Kananaskis, in Canada, Donald Trump lasciò cadere nel vuoto una proposta dell’Unione europea e della Gran Bretagna per avvicinare la fine della guerra in Ucraina: ridurre da 60 a 45 dollari al barile il tetto al quale gli importatori avrebbero potuto comprare petrolio russo senza esporsi a sanzioni. Il presidente degli Stati Uniti rifiutò di discutere questa idea che, senza il sostegno americano, perde gran parte della sua efficacia. Poi però nelle ultime ore si è collegato a una riunione a Washington fra negoziatori europei ed americani e ha presentato una richiesta, teoricamente in vista dello stesso obiettivo: limitare le entrate russe da petrolio. Secondo Trump l’Unione europea dovrebbe mettere dazi fino al 100% sull’import dalla Cina e dall’India, se le due superpotenze asiatiche continuassero a comprare greggio dalla Federazione russa.
Le vendite di gas e petrolio russoLe vendite di gas e petrolio sono la chiave della sostenibilità della guerra di Vladimir Putin. Le tasse sull’estrazione e l’export di minerali fossili rappresentano quasi il 40% delle entrate del governo di Mosca, una cifra quasi equivalente al totale della spesa per l’apparato militare e repressivo del Cremlino. Un calo anche solo del 10% o del 20% di quelle entrate metterebbe sotto pressione il bilancio di Mosca, dunque alla lunga anche lo sforzo di guerra. Trump rigetta l’idea di ridurre le entrate di Mosca imponendo un tetto più basso al prezzo del petrolio russo. Piuttosto, chiede all’Europa di adottare il suo stesso metodo: «Tariffe secondarie» e cioè dazi altissimi e a tappeto contro la Cina e l’India, se importano greggio russo. Di certo imprese della Repubblica popolare hanno comprato greggio, gas e carbone russi per 271 miliardi di euro dall’inizio della guerra (secondo il think tank Crea di Helsinki) e quelli dell’India per 150 miliardi. Entrambi i Paesi continuano, con la Cina che pesa ormai per quasi metà dei barili russi esportati.









