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Poco prima di ritirare il premio come miglior attore non protagonista ai Golden Globes dell’anno scorso, l’attore statunitense Robert Downey Jr. disse di avere «appena preso un betabloccante, quindi andrà tutto liscio». La frase, accompagnata dalle risate del pubblico, era solo una delle ultime dichiarazioni di personaggi famosi intorno all’uso del propranololo, un vecchio farmaco pensato per altro e ora usato contro l’ansia da prestazione. Negli Stati Uniti è sempre più diffuso e di moda, nonostante ci siano ancora dubbi sulla sua efficacia per gestire meglio gli stati ansiosi momentanei, come quelli che si possono provare parlando da un palco, o al proprio matrimonio. In altri paesi come l’Italia l’impiego per questi scopi è ancora sporadico e marginale.

Il propranololo fu sviluppato tra gli anni Cinquanta e Sessanta dal ricercatore scozzese James W. Black, premiato con il Nobel per la Medicina nel 1988 proprio per questa scoperta. È un betabloccante, cioè una molecola che agisce sui recettori beta, gli interruttori che reagiscono agli ormoni legati allo stress (come l’adrenalina e la noradrenalina) e che portano a un battito cardiaco più forte e veloce, a un aumento della pressione sanguigna e a un restringimento dei vasi sanguigni. Il farmaco si lega a questi recettori e li blocca, in modo da impedire agli ormoni di legarsi a loro e di farli reagire.