A una certa età, diciamo sopra i sessanta, si comincia a essere un pelino intransigenti anche quando si assiste, placidamente, a una partita della nazionale di calcio seduti comodamente davanti al tv. Non per una questione di vittoria o di sconfitta, e neppure per cercare di capire come va giocato oggi, il calcio, ma come deve essere raccontato e non stravolto.
Il ricordo della voce seriosamente professionale di Nando Martellini e dei simpatici personalismi di Bruno Pizzul, uno che ha visto perdere tutti i mondiali e tutti gli europei commentati senza andare mai sopra le righe del microfono, acquisiscono spessore dopo aver assistito alla telecronaca, in Rai, di Israele-Italia. Perché se ci sono stati dei “ringhi” (eufemismo) in panchina, abbiamo udito in tv cose che neppure voi umani potete immaginare.
Non da Alberto Rimedio, il telecronista che il suo dovere lo fa sempre, ma dalla cosiddetta seconda voce, al secolo Daniele Adani. Il tupamaros del microfono ha dato il peggio di sé lunedì sera, agli sgoccioli di quell’ordalia vinta dagli azzurri: al quinto folle gol di Tonali è partito con un assurdo «in area di rigore c’è il pranzo al sacco! Ma che partita è?».
L’ex calciatore ha poi sottolineato la folle vittoria azzurra chiosando con un: «vamooos!». Il grande Nando e il simpatico Bruno si saranno sicuramente rivoltati nella tomba mentre Rimedio, sbalordito come i 7.852.000 milioni di italiani che hanno assistito davanti allo schermo, ha ridacchiato per non piangere e avanzato un «ma che c’entra il pranzo a sacco?». L’ex difensore di Fiorentina e Inter ha controbattuto: «È pranzo al sacco perché sembra che nell’area di rigore ci sia una gita scolastica. Non difende nessuno, Alberto! Succede di tutto».








