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9 SETTEMBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 14:58

Anche Giusi Bartolozzi è indagata per il caso Almasri. Il nome della capa di Gabinetto del ministero della Giustizia è stato iscritto nel registro degli indagati dalla procura di Roma, nell’ambito del procedimento per il caso di Osama Njeem Almasri, il comandante libico arrestato e poi rimpatriato dall’Italia nel gennaio scorso. Il Tribunale dei ministri, lo scorso mese, ha inviato per la stessa vicenda alla Camera la richiesta di autorizzazione a procedere per il sottosegretario Alfredo Mantovano, il ministro Matteo Piantedosi e il guardasigilli Carlo Nordio.

Il reato contestato a Bartolozzi è false informazioni al pubblico ministero. La capa di gabinetto di Nordio era stata ascoltata dal Tribunale dei ministri, relativamente all’inchiesta sul caso Almasri, per un procedimento in cui il guardasigilli deve rispondere di omissione di atti di ufficio e favoreggiamento. Il reato ipotizzato è il 371 bis del Codice penale, che punisce “chiunque, nel corso di un procedimento penale, richiesto dal pubblico ministero o dal procuratore della Corte penale internazionale di fornire informazioni ai fini delle indagini, rende dichiarazioni false ovvero tace, in tutto o in parte, ciò che sa intorno ai fatti sui quali viene sentito”. È prevista una pena fino a quattro anni di reclusione. Secondo testimonianze ed atti del procedimento, Bartolozzi avrebbe svolto un ruolo importante nella gestione del dossier aperto con l’invio da parte dell’Aja del mandato d’arresto per Almasri e del successivo scambio di comunicazioni all’interno del ministero tra il 19 gennaio, giorno dell’arresto del generale libico ed il 21, data del suo rimpatrio.