L’Ocse ha appena pubblicato uno Studio (Acquisitions and their effect on start-up innovation: Stifling or scaling?) dal quale risulta che in Europa non mancano né idee e capacità imprenditoriale, né start-up innovative. Il tallone d’Achille è un altro e sta nel fatto che le aziende più promettenti, una volta intercettate dal mercato, vengono invariabilmente acquisite dal miglior offerente e insieme alla perdita di autonomia e controllo scemano gli incentivi e la propensione ad inventare e brevettare.

Capacità inventiva da includere

Un’occasione per invertire la rotta c’è. Per “svegliare” l’Europa vanno rivisti gli Orientamenti antitrust, oggi in consultazione, che da oltre 20 anni forniscono alle autorità di concorrenza una guida sicura per decidere se autorizzare o vietare un’operazione di concentrazione.

Occorre innanzitutto rinunciare all’approccio statico sin qui seguito, incentrato sulla variabile del prezzo e della quota di mercato, per prediligere un approccio dinamico capace di cogliere le nuove dimensioni della concorrenza e di identificare le dinamiche dei mercati emergenti, misurando gli effetti complessivamente prodotti dalle concentrazioni.

In concreto, si tratta di insistere sugli indici non di breve periodo legati alle funzioni produttive dell’offerta, con particolare attenzione all’impatto di ogni operazione sulla qualità e quantità di innovazione che l’impresa post-merger è in grado di realizzare nel medio periodo. In questo senso, la capacità inventiva va inclusa tra le dimensioni indipendenti della valutazione e un ruolo specifico va riconosciuto agli spazi innovativi, nel convincimento che una concentrazione possa essere pro- o anti-concorrenziale anche senza incidere sui prezzi, ad esempio, perché migliora o viceversa riduce la varietà e la qualità delle prestazioni, o perché limita o al contrario aumenta l’impatto ambientale ed energetico dei processi produttivi.