Non c’è un’unica via per essere first lady e nel mondo ce ne sono state varie. Ma bisogna riconoscere che lo stile italiano si è imposto per lo più per sottrazione. Sottrazione totale, come nel caso delle consorti Cossiga e Pertini, sottrazione parziale come nel caso di Clio Maria Bittoni Napolitano, che poi vuol dire discrezione, presenza moderata e prudente, ispirata ai padri delle Repubblica, Enrico De Nicola in primis, il presidente del Dopoguerra che per non strafare rivoltava addirittura il cappotto.
Vari gli episodi di tatto istituzionale che nel settennato extralong, esteso a 9 anni, di suo marito Giorgio Napolitano, primo presidente post comunista al vertice del Paese, hanno visto Clio, suo malgrado, protagonista: come quando volle pagare il biglietto di una mostra su Vermeer nel settembre 2012 alle Scuderie del Quirinale, cioè in quella che – pur temporaneamente – era casa sua. Tanto cosciente era Clio Bittoni che l’incarico del marito non fosse per sempre, che decise di mantenere perfettamente efficiente la sua di casa, in vicolo dei Serpenti, rione Monti: «Casa nostra non è mai stata cosi ordinata come adesso che non ci abitiamo». Dribblava la scorta per uscire a fare passeggiate da libera cittadina, e una volta fu pure investita da un’auto: due fratture. Lì, in vicolo dei Serpenti, tornò quando tutto era finito, a respirare senza rimpianti «l’aria di prima».






