Melanoma, quando “batterlo” sul campo vale ben più di uno “scudetto”. Insidioso e aggressivo, se non identificato precocemente, è in drammatico aumento: in Italia, in 20 anni dai 6.000 casi registrati nel 2004 si è arrivati a quota 15.000, più del doppio. E il nesso c’è tra un campionato di calcio e il tumore cutaneo più temibile, quello della squadra. Anzi, del “fare squadra”. Tutti uniti, a seconda delle proprie competenze. Perché come per una partita di pallone il gioco si basa sulla perfetta intesa tra gli atleti, così nella battaglia al melanoma la vittoria dipende proprio dalla sintonia del team sanitario.
Il 70% dei melanomi nasce da nei nuovi
08 Settembre 2025
E che la situazione attuale esiga iniziative d’attacco senza che nulla sia tralasciato, lo ribadisce Paolo Ascierto. Il presidente della Fondazione Melanoma e direttore di Oncologia, Immunoterapia e Terapie innovative dell’Istituto tumori Pascale di Napoli, in queste ore sta lanciando l’allarme da “We in Action”, il meeting multidisciplinare dedicato alla prevenzione e alle nuove frontiere nella lotta contro le neoplasie cutanee che, iniziato ieri chiuderà i battenti alle 16 di oggi: “Mai come ora è necessario che istituzioni, clinici e cittadini facciano squadra. A partire da una grande campagna di screening sulla popolazione che preveda per i nei un controllo all’anno dal dermatologo per i soggetti a maggior rischio”. Le parole di Ascierto non riassumono solo una proposta, ma si inquadrano nel razionale di una patologia oncologica che, al terzo posto per frequenza in entrambi i sessi, non ammette ritardi, diagnostici e terapeutici. Soprattutto nei giovani per i quali il melanoma oggi risulta terzo per incidenza.









