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Alberto Belli Paci: "No a strumentalizzazioni. La storia di Israele mi appartiene, ma spero nella pace"
Sale la tensione sulla guerra, anche in Italia. Il tema Medioriente è ipersensibile, gli schieramenti si irrigidiscono e aumenta una pressione che non risparmia nessuno. Neanche Alberto Belli Paci (foto), trascinato in un "caso social" che ha avuto una certa risonanza, prima della sua smentita di ieri. Il figlio 72enne della senatrice a vita Liliana Segre, a lungo export manager, ha visto rimbalzare sui social (prevalentemente su facebook) un testo che è stato attribuito a lui, con tanto di foto, ma che non era una dichiarazione sua.
L'intervento aveva ad oggetto la guerra e Israele, si apriva con una improbabile presa di distanza dagli "equidistanti", si traduceva in una risoluta posizione (come si usa dire, senza se e senza ma) a favore dello Stato ebraico, e conteneva anche una citazione del premier israeliano Bibi Netanyahu. Argomenti e parole non privi di una loro efficacia, e per questo il post è stato condiviso centinaia di volte, e ripreso anche da Dagospia. A una prima occhiata l'intervento, insomma, è apparso verosimile a tanti - eppure quelle parole non erano autentiche, almeno non in quell'ordine e non in questa fase. Insomma, il post era stato costruito usando o rielaborando (anche) pensieri e commenti rilasciati in momenti diversi. Belli Paci, dunque, ieri è dovuto intervenire. "Quel testo - ha scritto - è frutto di rielaborazione da parte di soggetti a me sconosciuti e richiedo la non pubblicazione, la non condivisione, il non utilizzo". "Il tema in questione è delicatissimo visto il conflitto in corso - ha aggiunto - e non si deve prestare a interpretazioni arbitrarie riconducibili al sottoscritto". Dopo la smentita, nel giro di qualche ora, il post è "scomparso" da siti e social, ma il caso è indice di un clima che nei mesi scorsi ha coinvolto pure la senatrice Segre, che sul dramma di Gaza ha assunto una posizione molto equilibrata, e per questo paradossalmente ancor più difficile.






