«È bello dividere con te il campo e gli spogliatoi, Jannik. Ormai, durante l’anno, ti vedo più che la mia famiglia». Rassegnati, Carlitos. La sfida è appena cominciata, e promette di andare avanti a lungo. Foro Italico, Roland Garros, Wimbledon, Cincinnati, New York: in questa stagione, salvo l’esordio australiano a gennaio, si sono ritrovati in finale tutte le volte che hanno partecipato allo stesso torneo. Inevitabile, quando sei sempre numero uno o due, parte alta e bassa del tabellone. Due marziani che si rincorrono — e si ritrovano — in un’altra galassia sportiva, proibita al resto del mondo.
La vacanza con la fidanzata e il ritorno agli allenamenti
La loro agenda è in continua evoluzione, ma il prossimo appuntamento dovrebbe essere in Cina: a Shanghai, all’inizio di ottobre. Sei Slam vinti dallo spagnolo, quattro dall’italiano. Terra, erba, cemento. Prima è avanti uno, poi l’altro. Sorpassi. «Dopo la sconfitta di Wimbledon avevo un solo obiettivo: migliorare per batterlo. Prima di venire negli Usa mi sono allenato per due settimane solo ed esclusivamente pensando al nostro prossimo confronto», racconta Alcaraz. E Sinner? «Adesso tocca a me cambiare gioco. Non diventerò mai bravo come lui nel variare i colpi. Ma posso lavorarci su», dice l’azzurro. Si prenderà qualche giorno di vacanza con la fidanzata, Laila Hasanovic, che lo ha raggiunto nella Grande Mela. Presto tornerà ad allenarsi a Montecarlo. «Piccole cose, che possono diventare decisive», spiega. Basta l’uno per cento, lo ha sempre detto. Il servizio, il gioco a rete, la mobilità. E anche un pizzico di follia.








