Prima lontani parenti, poi quasi cugini. Ora le opere d’arte e gli oggetti da collezione si trovano ad essere quasi fratelli. O almeno è così per le più importanti case d’asta al mondo, che li affiancano nelle vendite e nella strategia comunicativa. Parliamo di beni di lusso come automobili, cimeli e orologi. Ma anche di memorabilia sportivi e musicali, oltre a capi di alta moda e oggetti di design. Da una parte, l’avvicinamento ha un evidente vantaggio economico: compensare la forte contrazione del settore delle arti visive, sempre più evidente negli ultimi tre anni. Per equilibrare la bilancia, insomma, non guasta qualche nuovo introito. Dall’altra i due mondi non hanno più valori economici così distanti, garantiscono uno status symbol simile a chi li acquista e anche dal punto di vista storico-narrativo sembrano vantare un bagaglio analogo. Riflessioni già in atto da qualche anno, ma che nelle ultime settimane hanno guadagnato nuova linfa. E non poca. A fine agosto, ad esempio, Heritage Auction ha venduto una figurina di Michael Jordan e Kobe Bryant per l’incredibile cifra di 12,9 milioni di dollari. Le immagini di entrambi i giocatori, le patch dell’Nba, ma soprattutto gli autografi dei due iconici cestisti hanno reso il cimelio la carta sportiva più costosa mai venduta. Superata la carta di Mickey Mantle, passata di mano nel 2022 per 12,6 milioni.