L’anno prossimo Mediobanca compirà 80 anni. Ha attraversato la storia industriale e finanziaria del Paese, considerata sintesi dei poteri forti o salotto buono. Oppure, come diceva Enrico Cuccia, costretta a fare «le nozze con i fichi secchi». Tenere insieme, qualche volta salvare, molte volte condizionare, il sistema imprenditoriale con industriali poco propensi a investire capitali nelle loro imprese. Dall’ingresso della libica Lafico per salvare la Fiat a Iniziativa Meta, a Ferfin a Telecom, la madre di tutte le Opa.

Sono solo brevi cenni di una storia. Che ha sempre ruotato intorno alla questione stato-mercato, pubblico-privato. Nata quando le tre banche d’interesse nazionale, Comit, Credit e Banco di Roma erano controllate dall’Iri. Quindi dello Stato. È solo il 1988 quando con Antonio Maccanico, l’uomo capace di far mettere d’accordo due sedie vuote, che avviene la privatizzazione e la composizione del sindacato.