(Il Sole 24 Ore Radiocor) NeroGiardini festeggia 50 anni di storia con una due giorni di celebrazioni presso il palazzo della società rilevato anni fa nel cuore di Milano (corso Venezia). Per il fondatore Enrico Bracalente, oggi presidente e amministratore unico dell’azienda di scarpe, è «un traguardo importante», tenendo conto delle difficoltà superate negli anni passati, quando più volte, ha tenuto a sottolineare, l'azienda ha affrontato «tempi bui» ed è stata quasi a un passo dal fallimento. In quei momenti si è giurato di rendere la società finanziariamente indipendente dal sistema bancario. Oggi, infatti, NeroGiardini è un'azienda senza debiti e che guarda al futuro con ottimismo, forte di un fatturato di circa 100 milioni di euro realizzato nel 2024 e che punta a replicare nel 2025, accarezzando il proposito di tornare a crescere negli anni futuri, grazie agli investimenti fatti e al progetto di conquistare nuovi mercati esteri. Bracalente esclude invece progetti di quotazione, pur avendo valutato lo sbarco in Borsa anni fa. «Riusciamo ad autofinanziarci», ha tagliato corto.
Una storia nata in provincia di Fermo
La società B.A.G., che controlla il marchio NeroGiardini, fu fondata 50 anni fa a Monte San Pietrangeli, paese nelle Marche in provincia di Fermo, dall’allora Bracalente diciottenne. Nel corso del tempo è cresciuta, «grazie a strategie messe in atto soprattutto negli ultimi trenta anni», ha spiegato il fondatore, evidenziando a più riprese e con tono commosso, di aver vissuto un inizio difficile. La ricetta vincente fa leva su tre decisioni prese in passato: la prima, che risale agli anni '80, fu quella di non produrre più per conto terzi e di creare invece un proprio marchio, NeroGiardini appunto, con una sua rete di vendita. La seconda risale agli anni '90 e fu quella di andare controcorrente e dire no alla delocalizzazione, quando invece «tutti iniziarono a produrre prima nell’Est Europa, poi in Cina». Infine la mossa del '98 del fondatore di rilevare tutte le quote dell'azienda (dal fratello e da un socio). «Ebbi però seri problemi con gli istituti di credito, che essendo rimasto socio unico non mi rinnovarono fiducia. In quel momento decisi che se tutto fosse andato bene, nella giusta direzione, sarei arrivato all’autofinanziamento dell'azienda per non dipendere dalle banche, cosa che è avvenuta già da qualche anno, cosicché oggi autofinanziamo tutti i nostri investimenti».







