Il nuovo anno accademico si apre con una buona notizia per i rettori italiani. Nel 2025, il Fondo di finanziamento ordinario (Ffo) torna a crescere dopo il calo del 2024. In palio ci sono, infatti, 336 milioni in più della volta precedente e il totale sfiora i 9,4 miliardi. Con un aumento medio del 3% rispetto a 12 mesi fa, che è il frutto di una scelta politica precisa: aver evitato a priori qualsiasi decurtazione prevedendo che ciascuna istituzione potesse guadagnare tra l’1 e il 6% rispetto al 2024 quando il range era compreso tra zero e -4 per cento.
In realtà, se il confronto lo facciamo con il 2019, cioè con il pre-Covid, il contributo statale per il sistema universitario risulta incrementato addirittura del 24 per cento.
Se ci limitiamo a un’analisi di breve periodo vediamo - come dimostra la tabella pubblicata qui accanto, che si riferisce agli 8,3 miliardi già assegnati dal ministero (mentre i restanti 1,1 miliardi, legati a interventi specifici, arriveranno più avanti, ndr) - che i vincitori albergano soprattutto al Centro-Nord. Senza grosse distinzioni tra atenei grandi, piccoli e medi e con una nota di merito per i Politecnici.
Le poste complessive
Prima di passare alla distribuzione territoriale, per farsi un’idea delle variabili “macro” è bene forse riassumere l’impianto delineato dal decreto con i criteri di ripartizione del Ffo firmato dalla ministra Anna Maria Bernini prima di Ferragosto. Ebbene, dei 9,4 miliardi citati, quasi la metà (e cioè 4,68 miliardi) riguardano la cosiddetta «quota base» (che invece nel 2024 ammontava a 4 miliardi, ndr). La maggior parte dei quali, il 36% contro il 34% di un anno fa, viene ripartita in base al costo standard per studente che nel 2025 arriva a valere più o meno 2,5 miliardi anziché 2,2. Altri 1,55 miliardi seguono invece il criterio della spesa storica e risultano in lieve diminuzione: dagli 1,61 miliardi (perequazione inclusa) dell’Ffo precedente si scende a quota 1,55.







