In Puglia la politica sovrasta le pagine dei quotidiani in vista delle elezioni regionali. Ma non ci è sfuggita un’iniziativa rimbalzata sugli spazi culturali dell’edizione barese del Corsera. Qui fa capolino un articolo sul “Femminile sovraesteso”. Un festival con il medesimo nome che prenderà vita a breve, per concludersi a dicembre, nel capoluogo pugliese presso l’Officina degli Esordi. Il programma lo presenta Ilenia Caito, la fondatrice del Collettivo Bandelle, mostrando la rassegna come un evento «che intreccia cultura e politica».

Partiamo il 10 settembre con il gruppo di lettura Guastafeste, poi il 23 l’incontro “Le protagoniste del Secolo”, un approfondimento sulle scrittrici del ’900, e via via passando per il Quaderno proibito di Alba De Céspedes, “Cosa fanno le bambine?” e avanti così. Il tutto patrocinato e finanziato dal Consiglio regionale della Puglia nell’ambito dell’avviso “Futura. La Puglia per la parità - 3° edizione”.

UNIVERSITÀ DI TRENTO

Ora vi vediamo con le pupille ribaltate e il punto di domanda sul volto. Ma che cos’è questo “femminile sovraesteso”? Nient’altro che una forma di linguaggio atto a utilizzare i termini femminili riferendosi a tutte le persone, compresi gli uomini. Siamo in un campo non nuovo. Già l’Università di Trento nel marzo 2024 aveva diffuso un comunicato, a firma del rettore Flavio Deflorian, in cui veniva stilato il regolamento lessicale dell’ateneo scegliendo come unico genere quello femminile. Deflorian era arrivato a questa intuizione riflettendo su un vademecum dedicato al «linguaggio rispettoso delle differenze» prodotto dallo stesso istituto nel 2017. «Come uomo mi sono sentito escluso. Questo mi ha fatto molto riflettere sulla sensazione che possono avere le donne quotidianamente», disse il rettore a Il Post, «quando non si vedono rappresentate nei documenti ufficiali. Così ho proposto di dare, almeno in questo importante documento, un segnale di discontinuità». E in questo modo la sua proposta fu accettata all’unanimità.