CERNOBBIO (COMO). È un voto che blinda la fiducia, quasi un plebiscito. Ma con qualche paletto e un avviso: la prossima manovra dovrà intervenire con forza sul grande tema che frena il Paese, i salari troppo bassi, zavorra della crescita. «Migliorare la redditività dei posti di lavoro è un punto decisivo. I giovani non sono abbastanza pagati, non riescono a creare una famiglia. Se poi i figli arrivano, vanno a studiare all’estero» dice il presidente di Intesa Sanpaolo, Gian Maria Gros-Pietro. Per il resto, avanti «sulle prospettive già impostate. Il ministro dell’Economia finora ha fatto un ottimo lavoro». Neppure l’assenza di Giorgia Meloni tra i corridoi di Villa d’Este riesce a incrinare la luna di miele tra il suo governo e il Forum di Cernobbio: il televoto nella sala a porte chiuse certifica che l’80% promuove l’esecutivo. «Auguri», taglia corto Matteo Renzi, che quelle stanze le conosce bene e sa quanto siano sensibili al fascino del potere. .
La business community resta invece fredda con le opposizioni, nonostante la buona accoglienza per i leader del campo largo: la pagella è negativa per oltre il 70% di chi preme il bottone. «Il Pd è stato così occupato a occuparsi della leadership che si è dimenticato dell’innovazione» dice, sarcastico, il fondatore di una start-up milanese. Con la Francia in crisi nera e una Germania un po’ seduta, chi deve investire preferisce puntare sulla stabilità. «La fiducia è molto alta» ammette Valerio De Molli, amministratore delegato di The European House–Ambrosetti, l’uomo chiamato a tastare il polso del Paese. Nei capannelli si parla della prossima, possibile, promozione da parte delle agenzie di rating. «La gestione oculata delle finanze pubbliche inizia a dare risultati. Il debito è molto alto ma comunque sotto controllo, l'occupazione sta crescendo, la disoccupazione al 6,3% è ai minimi storici e i mercati internazionali credono nel nostro Paese» ragiona Cristina Scocchia, amministratrice delegata di illycaffé. Dietro la curva però c’è una manovra che, nonostante le rassicurazioni di Giancarlo Giorgetti, si annuncia complicata: per mantenere tutte le promesse dei partiti servono risorse che non si vedono, mentre l’aumento delle spese per la Difesa implica una serie di ripensamenti sui conti. Una delle ipotesi circolate nei giorni scorsi è un prelievo sulle banche. «Calciomercato» sorride il ministro dell’Economia. «Se c’è da contribuire, non ci siamo mai tirati indietro – dice Gros-Pietro –. Ma siamo imprese competitive in un mercato internazionale competitivo. Se si sparge l’idea che avere la sede fiscale in Italia è dannoso, si può immaginare facilmente quali sono le conseguenze». Di fronte a un quadro internazionale così complesso, la priorità per Elena Goitini, amministratrice delegata di Bnl, è «prendere il valore che deriva dalla stabilità e trasferirlo nella vita e nell’economia di tutti i giorni e sul lungo periodo. C’è un maggiore livello di attrattività del Paese Italia, ma ci sono due freni: la rigidità delle forme contrattuali e i salari. Combinati, creano una situazione che determina l’incapacità di riuscire ad avere un’ascesa più facile fuori dai confini». E le imposte sul credito? «Evito la sua provocazione» risponde. «Penso che da parte degli istituti ci sia tantissimo da continuare a fare, sia dal punto di vista degli investimenti, sia soprattutto dell’accompagnamento strategico».










