A pagina 10 si legge: “Questa è la storia di un’estate, di un autunno e di un inverno. Era il 1943. In quei mesi successero molte cose. Alcune segnarono il destino di una nazione intera. Ma questa è soprattutto la storia di un gruppo di ragazzi e di ragazze in equilibrio tra la fine del mondo e il suo inizio. Questa è la storia di Ale, Lallo e Carolina”. L’anno e la città, Bari, incidono il nuovo romanzo, ampio di Francesco Carofiglio. Tutto il mio folle amore esce per Garzanti il 9 settembre, giorno anche della sua presentazione organizzata dalle Donne in corriera, nel cortile di Palazzo di città alle 19, con Oscar Iarussi e, a un soffio da quel Piccinni che fu teatro, appunto, nel 1944 del Congresso di liberazione nazionale. Tutto il racconto, del resto, è innervato da quegli avvenimenti che segnarono la città in quell’anno: la strage di via Nicolò dell’Arca, il bombardamento del porto, e su tutto la vicenda di Radio Bari. Li guardiamo con un trio che riporta alla memoria quello del Giardino dei Finzi Contini, appassionato e seducente.
1943, tre stagioni, tre vite giovani: da dove viene questa storia?
«Non so dirlo con esattezza. Mi capita spesso che sia un incontro casuale a generare un’idea. Un cane legato davanti a un supermercato, due che litigano in automobile, io che invecchio allo specchio e le mani che restano giovani. Ora che ci penso però, deve essere stata quella ragazza vista in metropolitana, a Londra, alcuni anni fa. Era bellissima, sembrava arrivare da un mondo lontano, un’altra vita. Due ragazzi erano seduti di fronte a lei come ipnotizzati. Ho smesso di guardarla, per pudore, e quando ho rialzato la testa non c’era più».






