Il sogno bagnato dei nostri progressisti è sempre il medesimo da quando, a ottobre 2022, Giorgia Meloni li ha battuti: ridurla alla condizione di paria internazionale, di grande appestata, naturalmente in quanto «fascista», «figlia di M», «onda nera», «ultradestra» e via delirando.
E cosa accadeva, durante le più cupe pestilenze medievali, ai poveri lebbrosi? Veniva loro imposto un umiliante e rumoroso campanello, un sonaglio che avvertisse gli altri viandanti del possibile arrivo – sulla loro strada – di un malato contagiosissimo, dunque da evitare. Per la sinistra di oggi, esattamente questa doveva essere la sorte di Meloni sulla scena internazionale: tenuta a distanza, guardata con sospetto, in ultima analisi messa ai margini delle foto di gruppo.
Di tutta evidenza, le cose sono andate all’inverso: Meloni – piaccia o no – è diventata una specie di rockstar internazionale, mentre a uno a uno tutti i campioni e i campioncini dei nostri compagni italiani sono finiti nei guai.
La frase l’avete sentita tutti almeno una volta: «La sinistra riparta da...». E i puntini di sospensione potevano essere riempiti a piacere indicando di volta in volta la Spagna o la Francia, il Regno Unito o la Germania. Ecco, senza alcun compiacimento, siamo arrivati al punto per cui quei quattro paesi stanno messi l’uno peggio dell’altro.






