Egregio direttore,

per un Paese manifatturiero, energivoro come il nostro è incomprensibile che per decenni non si sia messo a terra

un piano nazionale per l'energia, "conditio sine qua non" per rendersi non ricattabile da avvenimenti esterni. Il nucleare è stato precipitosamente abbandonato per l'esito del referendum del 1987 sottoposto precipitosamente da certe forze politiche ad un elettorato in preda al panico dopo la sciagurata esplosione del reattore 4 nella centrale nucleare di Cernobyl. Da allora stiamo ancora oggi pagando con addebiti sulle bollette elettriche una società che sta disattivando le 4 centrali nel 1987 già attive, mentre tutta Europa e il resto del mondo produttivo hanno continuato a produrre a volontà energia elettrica dal nucleare. Ebbene l'insieme di questa nefasta serie di concause ha fatto si che, dati da Fonte Eurostat, l'Italia almeno dal 2004 al 2025 abbia attinto alla Borsa elettrica nazionale energia al costo di oltre il 50% superiore alla alla media europea calcolata su Francia, Spagna, Germania e area scandinava. Può bastare? A questo punto mi sento in parte disarmato a dialogare col mio pragmatico edicolante che, pagando da tempo ormai bollette elettriche da importi raddoppiati per la chiusura dei rifornimenti del gas dalla Russia, si sente indebitamente toccato dalla guerra in Ucraina.