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In un’edizione degli US Open senza grandi sorprese, ci pensano Jannik Sinner e Carlos Alcaraz a restituire spettacolo e significato al torneo. Per la terza volta consecutiva si sfidano in una finale Slam, con in palio non solo il trofeo, ma anche il trono mondiale

Diciamo la verità: in un’edizione degli UsOpen un po’così così, non poteva che essere che Sinner-Alcaraz la finale che salva lo spettacolo di New York. La sfida dei numeri uno per il numero uno del mondo. Troppo il divario tra i due amici-nemici e il resto del gruppo, e il fatto che poi il terzo incomodo sia stato Novak Djokovic a 38 anni suonati, spiega lo stato del tennis mondiale in questo momento.

Dunque, in attesa che qualcuno si faccia avanti, ecco la terza finale Slam consecutiva tra Jannik e Carlos. E mentre lo spagnolo ha regolato Novak in tre set approfittando di una differenza di età ormai decisiva e di una velocità di palla che fa la differenza, la vittoria di Sinner contro il canadese è stata più sofferta, anche a causa di un dolore allo stomaco che, alla fine del secondo set, lo ha costretto al medical timeout. Come sempre il campione altoatesino non ha voluto dire molto di più (“Ho sentito una fitta dopo un servizio sul 4-3 nel secondo set: dopo il trattamento mi sono sentito molto meglio. Così poi sono tornato a servire alla velocità normale, e quindi tutto bene, nulla di cui preoccuparsi”), ma ormai i suoi momenti di difficoltà fisica in alcuni match fanno parte di lui, soprattutto per il modo in cui riesce ad uscirne. Insomma: quello è stato il momento clou del match: perso il secondo set, ha salvato poi la situazione anche con un paio di ace con il secondo servizio, e poi – superate cinque palle break nel quarto – alla fine ha ricominciato a dominare, finend0 6-1, 3-6, 6-3, 6-4 in 3 ore e 21 minuti.