A poche ore dal Gran Premio d’Italia, il pilota si racconta: “Sono molto superstizioso. In pista ho sempre gli stessi guanti e scarpe e il mio orologio portafortuna”
di Vittoria Meloni
3 minuti di lettura
Andrea Kimi Antonelli si sistema i capelli. È un gesto abituale, con un accenno quasi nervoso, che per chi ha imparato a conoscerlo è molto familiare. 19 anni appena compiuti, bolognese fierissimo (quando gira per il mondo più di tutto gli manca “un bel piatto di tortellini della nonna”), neanche una stagione intera di Formula 1 alle spalle e Kimi Antonelli ha fatto già sognare l’Italia. In Australia, al suo primo Gran Premio su una monoposto Mercedes, a raccogliere un’eredità, quella di Sir Lewis Hamilton, che solo l’incoscienza di un giovane può permettersi di prendere con leggerezza, ha fatto il miracolo. Dalla sedicesima posizione in griglia si è classificato quarto. E poi il Canada, Miami, la prima pole.
A pochi giorni dal debutto nel Tempio della Velocità a Monza, lo incontriamo nella boutique IWC Schaffhausen di via Montenapoleone 21, davanti alla quale una folla di ragazzi, telefono alla mano, aspetta che esca per strappargli una foto o anche solo augurargli un in bocca al lupo. In occasione del Gran Premio d’Italia, Antonelli è ospite della maison d’alta orologeria svizzera che è al fianco del team Mercedes-AMG PETRONAS Formula One™ Team ormai da anni, in conversazione con un altro campione del motorsport, Maro Engel, pilota Mercedes-AMG GT e Brand Ambassador di IWC.







