La rotta è tracciata, l'obiettivo finale è definito.

Ma non per questo lo stop agli ultimi legami energetici con Mosca entro il 2027 è un nodo politico meno complicato da sciogliere in Ue. "Budapest deve smettere di importare gas e petrolio dalla Russia: è il modo migliore per accelerare la fine della guerra", ha scandito Antonio Costa dall'Ucraina accusando Viktor Orbán di essere il principale responsabile di quel "20% di forniture" che l'Ue ancora paga al Cremlino.

Le parole di Costa hanno ribadito l'indefesso sostegno di Bruxelles a Volodymyr Zelensky e, al tempo stesso, suonano come un avvertimento: l'Ue reputa essenziale, dopo l'invito che da oltreoceano Donald Trump ha rivolto ai Volenterosi, lo stop all'import di energia, soprattutto da Mosca. Se pure non formalmente in agenda, la questione ha dominato la riunione informale dei ministri dell'energia a Copenaghen dove il commissario responsabile, Dan J›rgensen, ha ribadito l'obiettivo dell'Ue di eliminare le importazioni di energia dalla Russia entro la fine del 2027. Anche nel caso di un accordo di pace tra Mosca e Kiev. "Non si tratta di una sanzione temporanea", ha assicurato il politico danese, promettendo che l'Ue non "importerà mai più nemmeno una molecola di energia russa quando questo accordo sarà raggiunto".