Riecco il capitano morale della squadra, leader di un gruppo che non si vuole arrendere alle avversità di un’estate tormentata. Alessio Romagnoli si riprende la Lazio dopo aver scontato i due turni di squalifica rimediati nell’ultimo turno contro il Lecce. Una reazione scomposta con un assistente negli ultimi secondi di quella sfida che ha segnato l’esclusione dalle coppe della sua squadra dopo otto partecipazioni consecutive. Sembrava l’ultimo atto di un lungo amore, 124 partite e sette reti con l’aquila sul petto e quella maglia a lungo inseguita nei suoi sogni da bambino e, invece, il ritorno di Sarri più il blocco del mercato hanno riaperto i giochi. Il tecnico lo considera uno dei suoi pretoriani, non appena ha firmato il nuovo contratto con la Lazio ha chiesto subito la conferma di Romagnoli. Il centrale biancoceleste, nonostante qualche dissapore con la proprietà per un rinnovo promesso e mai perfezionato, ha accettato di rimanere e adesso aspetta gennaio per chiarire la sua situazione contrattuale col prolungamento fino al 2030. Ma, soldi a parte, il suo rientro è fondamentale per il tecnico toscano che sta cercando l’equilibrio migliore per la sua difesa dopo le sbandate del girone di ritorno della passata stagione (ha incassato alla fine ben 49 reti). Certo, Provstgaard è stato bravo, si è dimostrato affidabile e soprattutto una risorsa importante da sfruttare in futuro (è stato pagato solo quattro milioni grazie all’intuizione del ds Fabiani) ma a Reggio Emilia tra nove giorni ci sarà Romagnoli a dirigere le operazioni lì dietro. Un tassello importante anche in vista del derby della settimana successiva. E Alessio, tra l’altro, è reduce dalla rete della sfida di aprile che solo per merito della prodezza di Soulé non valse la vittoria contro la Roma. Ora è il momento di rientrare, la Lazio ritrova il leader della sua difesa.