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Ultimo aggiornamento: 17:42

All’inizio del 2019, mentre Stati Uniti e Corea del Nord erano impegnati in delicati colloqui sul nucleare, un’operazione segreta dei Navy Seals, le forze speciali americane, aveva l’obiettivo di portare un vantaggio tattico nei negoziati all’amministrazione Usa ma rischiò di far precipitare la situazione. Una squadra del SEAL Team 6, l’unità che nel 2011 aveva ucciso Osama bin Laden, fu incaricata di infiltrarsi in territorio nordcoreano per piazzare un dispositivo elettronico capace di intercettare le comunicazioni del leader Kim Jong-un.

Il presidente Donald Trump, all’epoca al suo primo mandato, stava cercando da mesi una svolta con Pyongyang. Dopo anni di test missilistici e tensioni, Kim aveva accettato di sospendere le prove nucleari, aprendo la strada a un confronto negoziale diretto con Washington. Ma le agenzie di intelligence americane continuavano a sapere pochissimo sulle reali intenzioni del leader nordcoreano. Quindi proposero un’operazione clandestina sulle sue coste con l’obiettivo di poter ascoltare il presidente della Corea del Nord, dove da sempre gli Stati Uniti hanno difficoltà a reclutare spie per raccogliere informazioni. A svelare il tentativo di incursione e di spionaggio sul territorio nemico è stato il New York Times in un’inchiesta – firmata da Dave Philipps and Matthew Cole – dopo aver raccolto le testimonianze di oltre 20 persone tra funzionari civili, militari ed ex militari. La Casa Bianca e le strutture militari coinvolte si sono rifiutate di commentare.