Le porte della vergogna sono anche quelle dei bagni del dipartimento di Scienze politiche, a pochi metri di distanza da Giurisprudenza, entrambi ospitati all’interno di Palazzo Del Prete in piazza Cesare Battisti. Da tempo in alcuni bagni degli uomini campeggiano frasi e insulti sessisti con tanto di nomi, cognomi e numeri di telefono di donne ignare dati in pasto a tutti. Difficile capire il perché di quella che sembra essere soltanto la punta di un iceberg.
Al piano terra di Scienze politiche balzano all’occhio tre nomi. Gli stessi trovati nell’altro dipartimento. Dopo l’articolo pubblicato da Repubblica, alcune si riconoscono. «Siamo amiche — spiega Rosy — Viviamo nello stesso paese. C’è anche il nome e il contatto di un altro nostro conoscente, preso di mira perché gay. Stiamo pensando di denunciare». Un problema non nuovo quello dei messaggi sessisti. Quello che colpisce è il luogo. «Io non sono laureata — continua Rosy — Questi uomini si qualificano da soli. Non hanno paura di niente perché restano impuniti».
La paura, invece, è il sentimento che anima la maggior parte di queste donne. «Ricevo molte telefonate anonime di ragazzi che chiedono se faccio certe cose — racconta Anna Laura, 25 anni, iscritta all’Università Aldo Moro — Recuperare i numeri di telefono oggi è molto semplice anche attraverso le chat di gruppo universitarie. Forse qualcuno attinge da lì. La trovo una cosa brutta e indecente».







