Una circolare del ministero della Salute francese datata 18 luglio 2025 e indirizzata ai vertici delle aziende sanitarie locali ha invitato gli ospedali civili in Francia a prepararsi anche a scenari di guerra, accendendo il dibattito sulla capacità dei sistemi sanitari di adattarsi a emergenze estreme. A tal proposito, Wired ha intervistato il dottor Enrico Bernini Carri, uno dei massimi esperti italiani di medicina delle catastrofi. A lui si deve la cosiddetta “equazione del danno dinamico”, un modello che sintetizza in modo semplice e immediato la complessità delle emergenze di massa.Il danno prodotto da una catastrofe non dipende soltanto dal numero delle vittime, ma dal rapporto tra variabili diverse, secondo Bernini Carri, presidente della scuola internazionale di Maxiemergenze e Disastri (Medis): quante persone sono coinvolte, quante risorse possono essere mobilitate, quanto dura l’evento e, soprattutto, quanto è resiliente la comunità colpita. Il risultato è un indice dinamico: se le risorse sono poche o la resilienza comunitaria è bassa, anche un evento con numeri limitati può trasformarsi in una catastrofe. Al contrario, una popolazione ben organizzata e abituata a reagire alle emergenze può ridurre drasticamente l’impatto.La Francia si sta organizzando secondo questo principio. “È del tutto normale che il paese anticipi le crisi, le conseguenze di quanto succede. Fa parte della responsabilità delle amministrazioni centrali”, ha dichiarato difatti la ministra della Salute francese Catherine Vautrin intervistata dal quotidiano francese Le Figaro.Differenze tra un ospedale civile (che si prepara a molteplici emergenze) e un ospedale militareDal punto di vista tecnico, un ospedale militare e un ospedale civile convertito a scenari d'emergenza operano con logiche molto diverse.Un ospedale militare è progettato per la guerra: moduli mobili, sale operatorie per traumi ad alto impatto, laboratori portatili e scorte indipendenti dalle infrastrutture locali. Gli ospedali militari hanno le caratteristiche quali la rapidità di dispiegamento, la flessibilità, l'aderenza, la modularità. Durante la pandemia, la Cina attivò un ospedale da campo in sole 24 ore per curare i malati di SarsCov2, un esempio di modularità duttile. Altri esempi includono gli ospedali militari tedeschi, con moduli piombati per evitare contaminazioni da radiazioni.Un ospedale civile, invece, parte da una struttura fissa pensata per cure ordinarie e deve adattarsi rapidamente. Possono essere riconvertiti ma restano vincolati a posti letto limitati e a infrastrutture civili.Il ruolo del personale e del triageIl personale, a seconda dell'utilizzo, viene formato in modo specifico. Il medico militare è, principalmente, un interventista e deve essere in grado di poter operare in situazioni di emergenza. Persino il concetto di triage è diverso. Il triage: un metodo di classificazione rapida dei pazienti in base alla gravità dei sintomi e al rischio evolutivo e viene utilizzato per determinare la priorità del trattamento in situazioni di emergenza. “Nel mondo militare vi è un elemento in più che è il codice colore nero – spiega il dottor Bernini Carri – e riguarda l'impossibilità di sgombero del paziente perché in condizione talmente grave che morirebbe entro poche ore. Il concetto di valutazione della gravità si deve basare sulla possibilità di curare un paziente". Bernini Carri precisa che "se un paziente ha un tempo di sopravvivenza minimo è inutile perdere tempo o risorse. Può sembrare una scelta cinica ma è indispensabile quando ti trovi ad operare in una maxi emergenza con risorse ridotte e personale ridotto”.Il concetto di assistenza, dunque, cambia. Non bisogna salvare vite, ma salvare chi ha maggiore probabilità di sopravvivenza. E tutto l’ospedale è calibrato su questo. È importante l’addestramento del personale per concepire il concetto di emergenza e la capacità di capire la gravità della situazione. La formazione civile, anche grazie alla medicina tattica, punta a trasmettere concetti analoghi alle operatrici e agli operatori del 118 così come alle volontarie e ai volontari: triage efficace, conoscenza del territorio, pianificazione preventiva e coordinamento della squadra.Cos'è la medicina tattica e l'importanza della pianificazione per gestire le grandi emergenze"Durante la pandemia abbiamo visto che i primi a morire sono stati proprio i medici di medicina generale perché non avevano nessuna concezione di quello che sarebbe potuto succedere", così il dottor Bernini Carri sottolinea l'importanza che i medici abbiano una capacità operativa reale sul territorio, che è quella di stabilizzare il paziente e di trattarlo.La medicina tattica, evoluzione della medicina militare, sta prendendo piede anche in ambito civile: sempre più personale del 118 e volontari partecipano a corsi dedicati, attratti anche dalla componente emotiva di un’emergenza che va oltre il classico incidente stradale. Alla base restano le manovre salvavita, ma l’approccio è più ampio: significa imparare a fare un triage adeguato, conoscere il territorio e porsi i problemi a monte, non a valle. Nelle grandi emergenze, infatti, la differenza non la fa soltanto la competenza clinica, ma la capacità di pianificare. La medicina tattica impone di valutare in anticipo il contesto territorio, stagione, tipologia della popolazione coinvolta. Gestire feriti in un borgo di montagna, con case sparse, non è come intervenire in una città o in una metropoli.“Fondamentale è anche la catena di comando, con un leader che assegna ruoli chiari e coordina la squadra, come accade nelle manovre di rianimazione. La pandemia di Covid ha mostrato come la risposta dovesse adattarsi a pazienti anziani e pluripatologici – spiega Bernini Carri – confermando l’importanza della pianificazione". Un altro fattore cruciale è la resilienza della comunità: "I piccoli centri, sostenuti dal volontariato e dalla conoscenza reciproca, reagiscono meglio ai disastri rispetto alle grandi città, dove isolamento e frammentazione sociale rendono gli interventi più difficili”.La formazione, quindi, come spiega il dottor Bernini Carri, comprende anche il saper leggere una mappa geografica per orientarsi tra scenari urbani, rurali o montani, riconoscere ostacoli naturali e identificare la tipologia di popolazione coinvolta. Gli scenari di maxi-emergenza non comprendono solo pandemia o guerra, ma si applicano a eventi meteorologici estremi, al rischio industriale o a incidenti nucleari. Scenari del genere sono già la normalità per alcuni paesi vicini al nostro. Per questo la resilienza degli ospedali francesi, italiani o europei e la capacità di attivare piani di emergenza in modo tempestivo diventano cruciali.“Le situazioni che fino a pochi anni fa ci sembravano impensabili, oggi sono concrete: la pandemia lo ha dimostrato chiaramente e se avessimo applicato il piano pandemico del 2006 la risposta sarebbe stata molto diversa”, constata Bernini Carri.Come si prevedono gli scenari per essere pronti al peggioPer tornare agli ospedali in Francia, prepararsi agli scenari futuri non è più un’opzione, è una necessità. Non riguarda soltanto la dimensione geopolitica della guerra: il concetto stesso di emergenza è cambiato. La crisi climatica dettata dal riscaldamento globale imporrà una revisione totale dell’assistenza sanitaria a fronte di numeri sempre più grandi di persone coinvolte da ondate di calore, alluvioni o altri eventi estremi. E il contesto internazionale, in continua evoluzione, rende plausibile che anche il nostro territorio possa diventare teatro di nuove “aggressioni”.“Oggi parliamo di guerra, ma il rischio non si limita al fronte militare: l’Italia è circondata da centrali nucleari, alcune delle quali obsolete, situate appena oltre i nostri confini, in Francia e in Svizzera. Un incidente simile a Chernobyl o a Fukushima, anche se avvenisse al di fuori del territorio italiano, potrebbe avere conseguenze dirette su di noi – conclude Enrico Bernini Carri –. Prepararsi a simili eventualità non è catastrofismo, ma realismo. La chiave è avere una visione prospettica: prepararsi in anticipo riduce il caos e aumenta l’efficacia dell’intervento".
Come si trasforma un ospedale civile in uno di guerra, come vogliono fare in Francia in caso di emergenza
Una circolare del ministero della Salute francese invita gli ospedali a prepararsi alle emergenze. Un esperto ci spiega come si possa realizzare questa conversione








