Mercoledì la Commissione europea ha approvato i testi ufficiali, tradotti in 24 lingue, dell’accordo per liberalizzare commercio e investimenti con il Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay) e creare un’area di libero scambio che rappresenta oltre il 20% del PIL mondiale con 720 milioni di consumatori. Nonostante l’opposizione di diversi Stati membri, in particolare Francia e Polonia, Bruxelles ha compiuto l’ultimo passo tecnico, ora spetta ai politici di ratificarlo – con maggioranza semplice del Parlamento europeo e maggioranza qualificata del Consiglio.
Non c’è dubbio che si tratti di un dossier d’importanza capitale. Sono passati appena nove mesi scarsi da quando Ursula von der Leyen firmò il patto preliminare a Montevideo, e il quadro internazionale è profondamente cambiato. Sul piano delle politiche commerciali, quelli che allora erano timori, certo fondati, di una stretta protezionistica negli Stati Uniti, sono diventati la certezza dei dazi reciproci fissati dall’amministrazione americana. Il Brasile è, insieme all’India, il paese più danneggiato, con un dazio del 50%, per l’Unione Europea è 15%, mentre per gli altri membri, più piccoli, del Mercosur è rimasto al 10%. In questo contesto per ambedue i blocchi diventa fondamentale e urgente moltiplicare gli sforzi per accedere a mercati vasti e con potere d’acquisto promettente.







