È un accordo in chiaro-scuro, quello visto da Sud. Sul tavolo dei negoziati, oltre a Ue e Mercosur, c’è un convitato di pietra: Donald Trump. I dazi imposti al Brasile giocano un ruolo pesante: una pressione (indebita) esercitata da Washington su Brasilia. E forse peggio: una vera e propria rappresaglia di Trump contro il tribunale di Brasilia che si accinge a emettere un verdetto duro contro l’ex presidente brasiliano, Jair Bolsonaro, imputato per golpe, amico e alleato di Trump.

Un orizzonte geografico e politico più ampio

Ecco perché il Trattato di libero scambio tra Ue e Mercosur va letto e interpretato in un orizzonte geografico e politico più ampio.

La gestazione del Trattato, in cui gli ostacoli hanno sempre prevalso sulle opportunità, è stata lunga. Il Brasile, Paese leader del Mercosur, è stato il protagonista fautore dei rallentamenti, in passato, e delle approvazioni, in queste ultime settimane.

Il “via-libera” di Brasilia avviene proprio in coincidenza con l’istituzione dei dazi di Trump, inspiegabili se si guarda alla Bilancia commerciale di Brasile e Stati Uniti, che da quindici anni è a favore dei Washington con un surplus accumulato di 50 miliardi di dollari. La lista dei prodotti inclusi nella nuova tassazione prevede la carne, il caffè, lo zucchero la frutta tropicale, il tessile, i mobili. Spiegabilissimi, i dazi applicati da Trump, se invece si ingloba vicenda di politica giudiziaria che coinvolge l’ex presidente brasiliano Bolsonaro.