Il giorno dopo l'incidente della funicolare della Gloria, a Lisbona, è il giorno del lutto e delle lacrime.
Ma anche delle polemiche e di tanti curiosi che scattano foto alle lamiere accartocciate del vagone distrutto mentre il luogo della tragedia, di ora in ora, si riempie dei tanti mazzi di fiori di chi è venuto a testimoniare il suo dolore. Qualcuno si ferma, mani giunte, a pregare. Sulle vittime c'è ancora molto riserbo, ma già circolano voci, notizie, biografie succinte mentre il bilancio è salito, nella notte, a 16 morti con il decesso di una persona che era stata ricoverata in condizioni critiche.
Nella mesta lista degli scomparsi c'è anche André Marques, il conducente del vagone che stava scendendo dalla collina del Bairro Alto prima di precipitare. La sua professione qui la chiamano 'guardafreni' ed è stato tradito proprio da quei freni, che non hanno retto la caduta libera provocata dal cedimento di un cavo. Sono morti alcuni dipendenti della Santa Casa della Misericordia, che si dedicavano all'assistenza degli altri.
L'ultimo identificato nel pomeriggio è stato un arbitro di pallavolo. Non meno triste la storia del bambino tedesco che nell'incidente ha perso il padre. Un drammatico bilancio di vite perdute che in mattinata sembrava ancora più pesante con l'annuncio della protezione civile in mattinata di 17 vittime, poi rivisto a 16. Almeno cinque sono portoghesi ma ci sono anche tanti stranieri: identificati due coreani, uno svizzero, un tedesco, due canadesi, un americano e un ucraino. La correzione l'ha fatta all'una il primo ministro, Luís Montenegro, che oggi ha cancellato tutti i suoi impegni e ha mantenuto solo il Consiglio dei ministri che, in qualità di ospite inatteso, aveva il sindaco di Lisbona, un affranto Carlos Moedas. Il quale ha tenuto a sottolineare che tutto quanto si è detto finora sulle cause dell'incidente sono solo congetture, speculazioni.











