La morte di Giorgio Armani priva Milano e lo sport italiano non solo di un simbolo culturale, ma anche di unoi degli ultimi esempi di mecenatismo industriale, capace di coniugare passione e visione imprenditoriale. Dal 2008, anno in cui rilevò l’Olimpia Basket Milano, Armani ha infatti trasformato un club in crisi in una realtà stabilmente ai vertici italiani ed europei capace di vincere 7 scudetti conquistati, numerose Coppe Italia e Supercoppe, e di raggiungere diverse Final Four di Eurolega raggiunte, con la semifinale del 2021 come apice recente.

Il salvataggio del 2008

Quando Armani intervenne, l’Olimpia era reduce da bilanci in sofferenza e da una fase di incertezza societaria. Il gruppo EA7 Emporio Armani decise non solo di sponsorizzare ma di garantire risorse dirette al club. L’operazione iniziale valeva circa 10 milioni di euro annui, in larga parte sostenuti dal patron, che assunse il ruolo di garante finanziario. L’Olimpia diventava così, a tutti gli effetti, un’estensione del marchio Armani: un progetto identitario e di comunicazione, oltre che sportivo.

Nel corso degli anni, il budget del club è cresciuto fino a superare i 30 milioni di euro a stagione, una cifra che lo colloca stabilmente tra le prime cinque realtà di Eurolega. Per avere un termine di paragone: club d’élite come Real Madrid e Barcellona oscillano fra i 40 e i 45 milioni, con forti sostegni pubblici e calcistici, il Fenerbahçe si attesta intorno ai 30-35 milioni. La presenza di Armani ha dunque permesso a Milano di ridurre il gap con le potenze continentali, mantenendo però una gestione sobria e lontana dalle derive speculative che hanno segnato altri club europei.