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Ultimo aggiornamento: 16:45
Il 1° settembre non c’erano dubbi: c’è stata una “palese interferenza della Russia”. Oggi la versione è cambiata. Anzi, è diametralmente opposta: non sono l’interferenza non c’è stata, ma nessuno ha mai detto che dietro l’accaduto c’era la mano di Mosca. E’ un salto quantico quello che la Commissione europea ha compiuto nel breve volgere di 72 ore sul caso delle interferenze al sistema Gps che domenica ha costretto l’aereo di Ursula von der Leyen ad atterrare in Bulgaria con l’aiuto delle mappe cartacee.
Il caso nasce lunedì, quando il Financial Times pubblica la notizia. Domenica pomeriggio, riferisce il quotidiano britannico, l’aereo stava trasportando la presidente dell’esecutivo comunitario da Varsavia a Plovdiv quando si è trovato privo dei sistemi di navigazione elettronica durante l’avvicinamento all’aeroporto della città. “Il Gps dell’intera area aeroportuale si è spento”, spiegava uno dei tre funzionari sentiti dal Ft. Dopo aver sorvolato l’aeroporto per un’ora, il pilota dell’aereo ha deciso di atterrare manualmente utilizzando mappe analogiche: “Si è trattato di un’innegabile interferenza”.
Le attività pr distorcere o impedire l’accesso al sistema di navigazione satellitare, ricordava il Financial Times, vengono tradizionalmente utilizzate dai servizi militari e di intelligence per difendere siti sensibili. Negli ultimi anni, aggiungeva il quotidiano, gli incidenti legati al disturbo del segnale Gps sono aumentati notevolmente nel Mar Baltico e negli stati dell’Europa orientale vicini alla Russia, colpendo aerei, imbarcazioni e civili che utilizzano il servizio per la navigazione quotidiana.










