Il parlamento greco ha approvato una legge che punta a promuovere il rimpatrio delle persone a cui è stata respinta la domanda d'asilo e punisce, con una pena detentiva da due a cinque anni, chi soggiorna illegalmente nel Paese.

La legge è passata grazie ai voti del partito conservatore al governo di Nea Dimokratia, a quelli del partito ultra conservatore Niki ("vittoria" in greco) e ai voti di alcuni deputati indipendenti di estrema destra, al termine di un acceso dibattito in parlamento iniziato ieri.

In particolare, come reso noto dal ministero dell'Immigrazione greco, chi soggiorna nel Paese senza avere diritto all'asilo e senza i documenti necessari dovrà sottoporsi al rimpatrio o sarà detenuto per almeno 24 mesi, e verrà sanzionato con una multa di almeno 5.000 euro. L'iniziativa è stata criticata duramente dai partiti di opposizione di sinistra. Quello socialista del Pasok ha definito la legge "illogica", e "inapplicabile", mentre Syriza e i comunisti del Kke hanno bollato il progetto come "razzista" e "vergognoso". Il ministro dell'Immigrazione Thanos Plevris, a lungo esponente dell'estrema destra ellenica, prima di unirsi a Nea Dimokratia, ha rivendicato in parlamento che la Grecia "è il primo paese ad aver introdotto una misura estremamente dissuasiva per i clandestini" che "criminalizza il soggiorno illegale". La legge, inoltre, abolisce la possibilità per i migranti irregolari residenti nel paese da almeno sette anni di legalizzare la loro posizione a determinate condizioni.